Página de Walter Eudes

03/05/2010

Missa de corpo presente de Pe Luiz Cecchin 05/04/2010

Filed under: 1 — waltereudes @ 07:16

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06/04/2010

Funeral de Pe. Luiz Cecchin –

Filed under: 1 — waltereudes @ 09:44

Esquife de pe. Luiz é visitado por amigos, admiradores e fiéis

Limoeiro-Pe, Brasil 05 de abril de 2010

Padre Luiz Cecchin muore dopo gravi condizioni di salute

Filed under: 1 — waltereudes @ 09:30

(ATTENZIONE! Tradotto dalla lingua originale portoghese il Brasile, per sito di Electronic)

Sorpreso l’intera popolazione Limoeiro (70 km da Recife, Pernambuco – Brasile) peggioramento della malattia che deve Padre Luiz. Era a casa di parenti in Italia, la Regione Veneto. Chi ha fatto questo viaggio tante volte nella vita, questo era vero per i più preoccupati per il suo ritorno. Secondo Alderi Serafini, consigliere speciale di Padre Luis, che era anche in Veneto, la situazione sanitaria è estremamente grave e difficile recupero. Don Luiz andare in Italia poco più di un mese fatto una prenotazione torna in Brasile per Limoeiro prevista per maggio. Ma questo ritorno non è stato in vita a causa del peggioramento della malattia. … Da una vita personale a parte, in contrasto con la espansivo professionale, cordiale, premuroso, don Luiz alzò le spalle in un letto da 85 anni di età, essere riusciti a diventare un esempio indiscutibile di buon cristiano, la persona umana, in Brasile, e per Limoeiro Italia, il Veneto. Con la realizzazione di un moderno francescano, ha ricevuto il limoeirense l’aggettivo santo. Della visione imprenditoriale, ha fatto filantropia uno scambio di culture e paesi in cui è stato accolto il desiderio e la capacità di assistere finanziariamente molti veneziani dalla necessità materiale di limoeirenses tanti. Superato il concetto tradizionale di sacerdotale chierico, conduttore delle anime pure, confessore, ‘Padre della Chiesa “e sono scesi in strada, i campi di lavoro Limoeiro aiutare coloro che hanno visto. Nel 1969, Lemon Tree, ha fondato il Centro di formazione per bambini, la sua opera di maggiore forza e filantropia socio-termine. Questo centro, che ha principalmente asili, scuole per bambini e corsi di formazione professionale per gli adolescenti di entrambi i sessi, è praticamente gestito da le risorse finanziarie della regione Veneto, Italia, città natale, l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù Luiz Cecchin. Spesso, non è raro trovare in Limoeiro e Pernambuco, che si sono stabiliti professionalmente sotto la base principale presso il Centro di Formazione. Troppe persone e famiglie che hanno avuto qualche miglioramento per loro da Padre Luigi. Un attivista instancabile per ridurre al minimo le difficoltà sociale ed economica della popolazione limoeirense P. Luiz è anche una forte riferimento religioso, è la comunità cattolica locale, se la popolazione nel suo complesso, sempre rispetto e ammirazione per tutti i leader religiosi di varie strutture radicate sul piano teologico limone e basato sulla brasilianità. Non rinunciò esercita le sue funzioni sacerdotali ed è stato un prete attivo alla sua comunità, celebrando messe, applicando sacramenti, la confessione, consulenza, ecc. Inoltre, durante la sua permanenza in Brasile, non ha mai nascosto il suo amore e la passione per l’Italia alla sua terra, prendendo come riferimento gli esempi positivi e negativi, come le questioni brasiliano, visitare sempre una gioia e di orgoglio chiaramente visibile , mantenere la postura più italiano che brasiliano o italiano-brasiliano. Questo suo atteggiamento ha portato una forte italianità limoeirenses molti forti legami con la cultura italiana, qualcosa che deve ancora svolgersi … Ma lascia che sia ancora decine e decine di italiani e / o tedeschi che hanno visitato il Centro di formazione dei bambini per decenni al fine di conoscere questa istituzione e il “protetti” di Europa che hanno contribuito con un sostegno finanziario importo mensile (una sorta di borsa studi). Gentes limoeirense che transitano nella comunità per giorni, a volte un paio di mesi, uomini e donne, spesso in coppie o gruppi di 7, 8, 10 persone, più spesso in Italia, ma i tempi diversi dalla Germania per stabilire link with Brasile con i tropici da Limoeiro-PE. A volte gli studenti nei corsi di formazione, di solito di Servizio Sociale, sia in Italia o in Germania, e che soddisfano curriculum Port qui per pochi mesi, con conseguente Limoeiro oggi è una città e un popolo ed è composto da italiani e gernamismos, molto vivo e che queste parti d’Europa che ancora pulsano inconsciamente nelle persone del luogo. D’altra parte la gente d’Europa, che cristallizzano brasilianità riferimenti a vita dal Limoeiro, in conseguenza del lavoro di Padre Luigi Il lavoro di p. Louis, dove i risultati hanno indicato un impressionante vita di duro lavoro e tanti successi. Le prestazioni sono degne di studio serio e rilevamento dei suoi lavori in modo da registrare per i posteri che possano agire su angoli periferici del West in un modo grande, con uno alto grado di civiltà, praticando il miglioramento generale nella vita quotidiana-to-giorno di una popolazione. Limone si prepara a dire addio a chi è stato uno dei più grandi figure della sua storia sin dal suo inizio poco più di tre secoli. La giocosità brasiliano, e la caratteristica felice festa di accoglienza per gli stranieri, Luiz Cecchin invitato a diventare un tipico Pernambuco e che è stato così. Tale che pochi mesi fa, ha ricevuto un riconoscimento speciale e lo stile solenne dell’Assemblea Legislativa dello Stato di Pernambuco, dove è stato insignito del titolo di cittadino e di Pernambuco, in un misto di emozioni forti che non era vera celato imbarazzo modesto la cerimonia dicendo: “non hai, io sono già uno stato di Pernambuco.” Dio ci aiuti ad interpretare e ad onorare la presenza di questo essere umano notevole in mezzo a noi! ****** piu cerca autore: http://www.waltereudes.wordpress.com

29/03/2010

Pe Luiz Cecchin morre após grave estado de saúde

Filed under: 1 — waltereudes @ 00:59

Surpreendeu a toda população Limoeiro(70km de Recife- PE – Brasil) o agravamento da doença de que sofreu o padre Luiz. Estava ele em casa de familiares na Itália, região do Veneto. Desta viagem que fez tantas vezes na vida, esta de certo era a mais apreensiva quanto a seu retorno. Segundo Alderico Serafim, assessor especial de Padre Luiz, que estava também no Veneto, a situação de saúde era gravíssima e de difícil restabelecimento. Pe Luiz ao ir a Itália há pouco mais de um mês fez reserva de volta para o Brasil, para Limoeiro, agendada para o mês de maio. Mas este retorno não se deu em vida devido o agravamento da doença….

De uma vida pessoal reservada, contrastando ao profissional expansivo, caloroso, solícito, Pe Luiz desdenhou em um leito aos 85 anos de idade, tendo conseguido se tornar um exemplo inquestionável de bom cristão, de pessoa humana, para o Brasil, para Limoeiro e para Itália, para o Veneto. Por levar a cabo um franciscanismo moderno, recebeu dos limoeirense o adjetivo de santo. De visão empreendedora, fez da filantropia um intercâmbio de culturas e países onde o desejo e a possibilidade de ajudar financeiramente de muitos venezianos era acolhida pela necessidade material de tantos e tantas limoeirenses. Superou o conceito de clérigo sacerdotal tradicional, de puro condutor de almas, confessor, de “padre de igreja” e foi às ruas, aos campos de Limoeiro para atuar auxiliando a quem encontrasse pelo caminho. Em 1969, em Limoeiro, fundou o Centro de Formação de Menores, sua obra de maior solidez e expressão sócio-filantrópica. Este centro, que tem principalmente creches, escola à crianças e cursos profissionalizantes à adolescentes de ambos os sexos, é praticamente mantido mediante recursos financeiros da região do Veneto, Itália, a região natal, de infância, adolescência e juventude de Luiz Cecchin. Não raro, não raro mesmo é encontrar em Limoeiro e em Pernambuco, pessoas que se estabeleceram profissionalmente sob principal base no Centro de Formação. Também inúmeras pessoas e famílias que tiveram alguma benfeitoria lhes destinadas por intermédio de Pe. Luiz. Incansável batalhador da minimização de dificuldades sociais e econômicas da população limoeirense, Pe. Luiz é também forte referência religiosa, seja à comunidade católica local, seja à população como um todo, obtendo respeito e admiração por todos os líderes religiosos das diversas estruturas teológicas fincadas em Limoeiro e de base na brasilidade. Nunca abriu mão de exercer suas funções sacerdotais e foi padre ativo à sua comunidade, celebrando missas, aplicando sacramentos, confessando, aconselhando, etc. Também, durante toda sua estada brasileira, nunca escondeu seu amor e predileção à Itália, à sua terra natal, a toma-la como referência de exemplos positivos e negativos quanto à questões brasileiras, a visita-la sempre com uma alegria e orgulho bem visíveis, a manter sua postura mais italiana que brasileira, ou mesmo ítalo-brasileira. Esta sua postura de forte italianismo, resultou a muitos limoeirenses uma forte aproximação com a cultura Italiana, coisa que está ainda por se desdobrar…

Mas diga-se ainda de dezenas e dezenas de Italianos e/ou alemães que visitaram o centro de Formação de Menores durante décadas, a fim de conhecer esta instituição e os “afilhados” que da Europa ajudavam com quantia financeira mensal (espécie de bolsa de estudos). Gentes que transitam pela comunidade limoeirense por dias, às vezes poucos meses, homens e mulheres, muitas vezes em dupla ou em grupos de 7, 8, 10 pessoas, mais vezes da Itália, porém várias vezes oriundas da Alemanha a estabelecerem elo com o Brasil, com os trópicos a partir de Limoeiro-PE. Algumas vezes estudantes em formação de curso, geralmente de Serviço Social, seja na Itália ou Alemanha, e cumprindo grade curricular aqui aportam por alguns meses, resultando hoje ser Limoeiro uma cidade e uma gente bem constituída de italianismos e gernamismos, muito viver e pensar destas partes da Europa que ainda pulsam de forma inconsciente nas pessoas da localidade. Por outro lado gentes d’Europa que cristalizam referências de brasilidade por toda a vida a partir de Limoeiro, por consequencia do trabalho de Pe. Luiz

A obra de Pe Luiz, se assinalada resulta numa impressionante vida de muito trabalho e muitas realizações. É atuação digna de sérios estudos e levantamento de suas obras a fim de que se registre à posteridade que é possível atuar em rincões periféricos do ocidente de forma grandiosa, com altíssimo grau civilizatório, praticando melhorias gerais no dia-a-dia de uma população.

Limoeiro prepara-se para se despedir de quem foi um dos maiores vultos de toda sua história desde seus primórdios há pouco mais de três séculos. A jovialidade brasileira, tendo a feliz característica de festivo acolhimento aos estrangeiros, convidou Luiz Cecchin a tornar-se um típico pernambucano e este assim se fez. Tal que há poucos meses, recebeu homenagem especial e solene em grande estilo da Assembléia Legislativa do Estado de Pernambuco, quando foi agraciado com o título de cidadão pernambucano e, num misto de forte emoção em que se encontrava, não escondia certo constrangimento de vera modesta à solenidade afirmando que “não precisava, já sou um pernambucano!”.

Deus nos ajude a interpretar e honrar a presença desta impressionante criatura humana entre nós!!

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18/03/2010

Porque estamos fazendo história…

Filed under: 1 — waltereudes @ 04:25

Não há luta coletiva que não resulte em transformação social. No âmbito das lutas libertárias os esforços às vezes transpassam gerações até a conquista sublime, a vitória almejada. Do nosso Brasil, do nosso Pernambuco, este ano de 2010 nos lembra entre muitas e muitas pautas uma em destaque: nossa herança escravista. Este ano celebra-se o centenário de morte de quem talvez tenha sido o maior vulto abolicionista da história brasileira: Joaquim Nabuco. Persona que dedicou-se aguerridamente em causa libertária, por questão coletiva, a uma pauta tri-secular. Hoje, lembrar este político, reverenciar sua trajetória de vida é honrar a benéfica herança política pernambucana e brasileira, bem como combater a maléfica herança da escravidão que ecoa em seqüelas ainda hoje. Façamos nossa parte, nós que dispomos de algum meio a reverenciar Nabuco, porque lembrar o passado em suas bonanças ou mazelas é também fazer história. Vislumbremos a possibilidade de um futuro melhor à nossa coletividade atravéz dos esforços no tempo presente com compreensão do passado. Reavivar a memória de Nabuco, bem como fazer leitura de sua luta na atualidade, especialmente interpretando os ecos da escravidão, reconhecendo as seqüelas da mesma, é nos pormos em contundentes e esperançosos esforços de um país, de uma gente liberta e respeitada em sua dignidade. O próprio Nabuco percebeu que a causa abolicionista não parava na burocracia assinada pela Imperatriz Regente. Notou ele que se estenderia a escravidão em conceitos, em relações sociais, em falta de oportunidade no país, em todos os âmbitos, a escravos e descendentes destes. Assinalou ainda que a única forma de reverter o percurso da escravidão seria como que re-conceitualizar  todos os organismos sociais que estiveram a aplica-la em suas estruturas, algumas por mais de três séculos. Entramos no século XXI com este tabu histórico cada vez mais escondido e intocável e também com estruturas sociais, institucionais, políticas, econômicas e culturais em nosso país com resquícios de pensamentos escravocratas. Rompemos há pouco mais de 100 anos os vergonhosos grilhões da escravidão. Quantos anos ainda nos faltam para rompermos outros grilhões, os da inconsciência? Salve Nabuco!

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08/02/2010

Ação da prefeitura inquieta populares no centro da cidade de Limoeiro-PE

Filed under: 1 — waltereudes @ 05:23

A Prefeitura Municipal de Limoeiro resolve “dar um jeito” no centro da cidade, quer melhorar, quer deixa-lo em um requinte raro a dar gosto a todos os limoeirenses e visitantes. Bom! O problema é a que custo e de que forma…

Em ação recente, dia 23 de janeiro, em plena festa de São Sebastião, a maior festa de rua da cidade, forte policiamento fez cumprir lei municipal de 1984, que prevê livre trânsito de pedestre em vias destinadas aos mesmos. Traduz-se em impedir o uso de calçadas para outros fins a não ser o de trânsito de pedestres. Daí, policiamento municipal com o devido apoio da Polícia Militar a simplesmente dar um ultimato a quem está a ferir esta norma municipal. Foram alvo inicial desta ação alguns pontos comerciais da praça da Bandeira, destacamos as lanchonete O Madrugão – quem não conhece esta? Está há alguns anos comercializando lanches e bebidas na esquina do Colombo com a Severino Pinheiro, aquela mesma, que fica com várias cadeiras ocupando parte da calçada lateral ao Colombo. Outros dois ou três pontos comerciais do ramo de lanches e bebidas tiveram que recuar em suas expansões e cumpriram com o que pede as autoridades municipais. Aí perguntamos: será que é esta a vontade da população? E será mesmo desta forma que se resolve o problema do livre trânsito nas calçadas? Desta forma assim: em plena festa na cidade, gerando danos materiais aos estabelecimentos que há alguns anos comercializam livremente no local? Diga-se, de forma ordeira e comum ao setor; gerando alguns empregos diretos e outros indiretos! Alguns tentam se adaptar à nova situação, outros pensam em desistir por falta de condições mesmo de se adaptar. Aí que perguntamos se é isso mesmo que quer a população: medida drástica e coaciva a uma situação que está ferindo na verdade um pequeno grupo de cidadãos limoeirenses; um pequeno grupo que não sabe o que é beco estreito, rua de terra batida, rua de degrau, casa uma por cima da outra, ou seja, gente que acostumou-se  com um certo luxo urbanístico e se incomoda quando ocupam seus espaços coletivos mais nobres. Porque por mais que neguem é isto que está por traz de tudo: não admitem compartilhar a “beleza” que é o seu cartão postal principal, a Pça da Bandeira com pessoas saídas da periferia, a se divertirem tomando sua cerveja decentemente na praça. Por mais que apresentem argumentos negativos vê-se a ojeriza que atribuem a estes estabelecimentos populares, de clientela em sua maioria de trabalhadores populares de baixa renda. Note-se, poucos são os incomodados com um pequeno trecho de calçada semi-obstruída a partir de 21 ou 22hs. São poucos incomodados porém que detém muitas vezes as rédeas sociais e de poder de expressão a aí reclamam suas vontades a fazendo-as valer. A maioria da população em Limoeiro, aquela que não compartilha de certo modo de vida mais abastardo, elitista e aristocrático, seja por destino ou sábia opção, não se incomoda tanto com as calçadas ocupadas parcialmente, já são costumados com pouco espaço de lazer coletivo na cidade, em seus bairros que não dispõem de áreas coletivas, acostumados em se espremer em becos e subir degraus pra chegar em casa, também acostumados a transitar junto a meio-fil nas ruas de classe média ou mesmo populares, com suas cadeiras nas calçadas servindo de refresco à noites quentes de moradores, vizinhos e amigos, um bate-papo, um jogo de dominó ou baralho, um namoro.

E

sta na verdade sendo imposto em Limoeiro um modelo de sociedade que prima por um aristocratismo caduco, falido e já superado, inclusive com revival de personas e instituições quase que superadas, como por exemplo a enaltação ao Sr. Chico Heráclio, coronel de araque e de ação na cidade tida por muitos cidadãos como reprovável – estão querendo impor uma ridícula situação de imaculação para a controvérsia personalidade histórica local. Atente-se esta minoria, esta duas dúzias de gentes, que não há como conter a vontade popular e que é perda de tempo fazer como querem: o principal cartão postal da cidade, a praça da Bandeira se tornar um paraíso. Ou se libertam deste romantismo babaca ou vão adentrar na história local como pessoas que foram omissas ante a questões desesperadoras de nossa época presente, questões que estão ceifando vidas e destruindo famílias num piscar de olhos e que cada um pode começar a somar-se em reverter ou minimizar. Por acaso não é a sociedade pós-moderna problemática socialmente, doente, desigual, excludente!? Que tal compreendermos a praça não como um cartão postal e sim como um espelho de nossa cidade? Evoco Castro Alves a reclamar que “A praça é do povo assim como céu é do condor!” E se temos em Limoeiro e fora dele forças sociais e pessoais que procuram se sintonizar com o povo desta cidade, principalmente com sua maioria populacional, gente de luta, de sofrimento econômico muitas vezes, de limitação educacional, porém gente digna, não tem outra: Limoeiro? Ame-o ou deixe-o!

por: Walter Eudes  –  Limoeiro-PE –  comunicador social

Janeiro de 2010  –  ano centenário da Revolta da Chibata     –    ano centenário da morte de Joaquim Nabuco.

27/01/2010

Um novo mundo possível?

Filed under: 1 — waltereudes @ 04:31

Adentramos no terceiro milênio com fortes indícios a um novo prisma da vida humana. Talvez coisas já esboçadas por exceções de indivíduos durante toda a história da humanidade, por Cristo, por Buda, Moisés, Francisco de Assis, Gandhi, Madre Tereza, tantos outros e outras, mas não somente num aspecto espiritual-religioso: um Freud, um Markx, um Einstein, um Da Vinci, um Sócatres… Gentes que em vida fizeram uma guinada pra melhor no mundo, uns conhecemos suas biografias, outros nem tomamos ciência de sua passagem na Terra, mas deixaram sim suas vivências. Do novo mundo falado vem uma radical releitura da condição humana. É tema presente, que se inspira em sucessos e insucessos do passado à construir um futuro radiante à raça humana. Que mundo é esse? É ainda tímido os visionários e visionárias deste tempo que se aproxima. Passa por uma readaptação da humanidade em todos os sentidos na Terra. Um rompimento as vezes radical com conceitos fincados e vivos de épocas caducas ou extintas, épocas que nos deixaram entropias indigestíveis. Ora, não há como não assumir diariamente por exemplo, a problemática da degradação da natureza do planeta, a ecologia, sem modismos, sem charmes, sem pura especulação econômica… É um mundo novo que se pergunta mais do espírito humano, de sua alma, sua dimensão pós-morte, pós-carne. Um tempo que se é mais solidário que competitivo, onde a caridade é virtude natural e constante. Onde a criatividade é mais intensa que a imitação. Ademais, onde a coletividade tem mais força que o individual, onde o poder é mais recusado que almejado. Muito, mas muito mesmo que se convencionou a ser tomado por postulados verídicos, até mesmo eternos, estão em ótima condição de serem revistos. É momento próprio para se questionar e se re-organizar sobre o papel do ser humano assim na terra como no céu.  W. E. Jan/2010

19/01/2010

Águas de Oxalá

Filed under: 1 — waltereudes @ 10:20

Ocorreu neste sábado 16 um evento religioso, cultural e científico em que não se há registros de um outro na cidade de Limoeiro: um encontro de religiosos, simpatizantes, estudiosos e curiosos das religiões afro-brasileiras e de matrizes africanas. Antes marcado para ser realizado no Centro Cultural MVV, o evento foi transferido de véspera para o auditório da FACAL por conta da Sec. de Cultura e Juventude errar e marcar dois eventos para o mesmo dia e hora e no mesmo local. Sem prejuízo maiores ao evento, a FACAL abrigou durante todo o dia palestrantes e público a refletir e discutir sobre questões ligadas a religiosidade afro-descendente. Num exemplo de tolerância à diversidade e pluralidade religiosa brasileira estavam presentes até mesmo pastores evangélicos protestantes e judeus. O público em maioria de terreiros limoeirenses teve oportunidade de vivenciar um salto importante neste campo religioso e cultural: a abordagem científica, antropológica, sociológica, jurídica das ditas religiosidades.

No domingo 17 houve momento religioso que iniciou com reunião de terreiros da cidade de Limoeiro e de outros centros urbanos. Desenvolveu-se toda a tarde com cânticos, evocações a entidades, danças no interior da sede social do Colombo, localizado no centro da cidade. Ao fim da tarde os participantes em número aproximado de quase uma centena, sempre acompanhados de muitos curiosos, percorreu a pé e aos sons envolventes e incessante dos atabaques algumas ruas que separam o centro da cidade do terreiro do babalorixá que tomou iniciativa do evento. O orixá em pauta é OXALÁ, que foi sentido em momento ápice e comovente de todo evento por volta das 19hs da cidade em plena via pública, de forma devotada pelos participantes e respeitosa pelos curiosos e adimiradores.

De valia a todos os limoeirenses, este novo capítulo em nossa realidade tem o poderoso e carismático empenho do jovem babalorixá  Emanuel, Pai Alabyi, cidadão limoeirense que não mediu esforços em concretizar o evento.

foto: Walter Eudes

12/12/2009

Em torno da 2ª Conferência Estadual de Cultura de Pernambuco

Filed under: 1 — waltereudes @ 08:35

Achei estranho que no dia da Padroeira católica do Recife tivesse início a conferência, oito de dezembro. Melhor assim, cultura é supra-religião, que venham católicos, judeus, protestantes, umbandistas, ateus, etc. etc. Mas onde está o governador? Não o vi quando cheguei – bem depois dos trabalhos de abertura já estarem iniciados. Também não o vi em nenhum dos dias da conferência – por menor diluído pelos trabalhos do encontro. Fez falta o governador, mas não prejudicou o andamento de tudo. Estenda-se o comentário ao poder legislativo – há uma comissão da Assembléia que trata da cultura não???

Falas daqui, falas dali, gente a chegar, fila de credenciamento, amigos e amigas a se cumprimentarem, afagos de companheiros de um mesmo barco, tudo preparativo… Não se viu dificuldade alguma na recepção, na abertura do evento. Primeiro ponto positivo para a FUNDARPE e equipe organizadora. Ao início dos trabalhos do dia 09 pela manhã, uma certeza: pelo correr das águas, tem tudo pra dar certo esta 2ª Conferência Estadual de Cultura! Ao meu ver, em linhas gerais, deu certo! Aliás, certíssimo!

De pronto a formação de grupos de debates e estudos, a partir de temas e conteúdo proposto para discussão, o “fermento” da conferência, uma clareza a esta altura; “moçada!, que tal fazer política cultural!?”. Porque notava-se um ineditismo em conferências deste porte para a maioria dos presentes. Até mesmo a própria reunião que é a 2ª realizada em Pernambuco é novidade, ademais do diferencial de participação dos municípios: 183 desta contra menos de 50 da primeira. Pois bem, não é uma dinâmica em edificação? Muita gente tomou consciência deste caráter da vivência e adotou postura de construtor/construtora de todo o processo. Outras tantas gentes astutas e bem inteligentes, não desperdiçaram oportunidade e enriqueceram e muito seu cabedal de conceitos, estratégias, formulações acerca da cultura, da arte, de políticas culturais. No bojo, um constante esbarrar de pernambucanos de todo o estado, as vezes a se somarem,as vezes a se diferenciarem, sempre a afirmarem-se porém em suas bases  específicas regionais e todos com  um mesmo prisma: pernambucanidade. Traço este último inclusive que é mote de interessante projeto da FUNDARPE já em aplicação : Pernambuco Nação Cultural – uma espécie de “farinha boa que da certo com qualquer prato”, untando o estado de canto a outro (torçamos que dê certo este projeto e que venha a sedimentar-se em definitivo e em brevidade). E aí que se desenvolve toda uma conhecida dinâmica de conferência a grandes grupos: um texto base, concordâncias e discordâncias, debates, destaques, votação… qual o conteúdo a ser escrito, redigido, apresentado coletivamente aos poderes públicos constituídos? Cumpriu-se este objetivo.

Entre tanta gente, tantas histórias pessoais e histórias coletivas, me chama a atenção ao espectro larguíssimo de ideologias presentes e também do exercício das mesmas. A quem está habituado a este tipo de evento, que já percebeu o que é rentável e o que não é em uma conferência, gente que põe a práxis política em primazia ao arcabouço teórico e dogmático, não perdeu tempo apenas em devaneios utópicos e melhor ainda, pôs o ideário coletivo afirmado pela construção do texto fim da conferência, como uma referência a merecer: respeito, zelo, defesa, mas sem tomá-lo como fim em si  e por  si; na verdade, a por este arcabouço teórico, como um início a um tempo novo que também é tempo findo, algo que uma concepção linear de ação não referenda, é um término de uma jornada que se renova, que se auto-critica; daí um novo ciclo a se formar, com mais força ante a checagem de desperdícios, de erros e acertos, de virtudes, de glórias e insucessos, com consciência que é a práxis que é o momento maior da ação política toda. Pois bem, havia tanta gente consciente desta dimensão da conferência!! E por fazer opção de primazia à práxis em detrimento do utópico, do teórico, souberam potencializar os três dias de encontro a realizarem troca intensa de idéias, experienciais e a estabelecer elos de solidariedade e luta em conjunto no campo cultural. Este, considero o extremo da rentabilidade na leitura de um largo espectro de visões e experiências políticas do momento em pauta. Num intermédio, vemos gentes doadas à causa coletiva impulsionadas a lá estarem por acreditar numa transformação para melhor da realidade cultural e artística de suas bases regionais, gentes a estarem mais ainda por descobrirem que por construírem. Por que lhe é o momento de iniciação a um legado político sedimentado através de gerações de pernambucanos e brasileiros, legado fincado por esforços e doações de muita gente que quer francamente subverter a lógica do poder do Brasil, do NE, de PE: de individual a coletivo, onde as expressões de direção sejam pessoas que representam o poder bem mais que exerçam-no, representam um projeto de grande grupo de maioria e não interesses pessoais e/ou de grupos restritos de pessoas. E diga-se, gente que chega ao poder por conceitos altivos da natureza humana, quais sejam por exemplo, solidariedade, o doar-se a causa coletiva e sociais, a justiça, liberdade, o pacifismo, a caridade, o respeito e a tolerância às diferenças, o pacifismo, o carisma fraterno, etc… e aí a conquista do poder em detrimento da truculência, do capital financeiro, da violência, das armas. Cite-se gentes desta natureza, que estimulam tantas pessoas a “pensar por aí” a política, o Brasil, seu estado, sua região, cite-se um Betinho, um Luiz Inácio Lula da Silva, um Dom Helder,… ora, quantos não são as pessoas que ingressaram na história brasileira a partir deste prisma a cima citado? Que abdicam da truculência, de “todos os meios para chegar ao poder”? E que são referências vivas ou in memória para tanta gente que exerce a política de cada dia no Brasil e no mundo!? Pois esta forma de atuação na sociedade, na política, vem encontrar em Pernambuco, entre tanta gente, a expoência de uma Luciana Azevedo, um Roberto Peixe, uma Teca Carlos, uma Tarciana Portela, uma Bete D’Oxum.

Mas também haveria lá quem estivesse sem “um pingo” de confiança neste modelo de política! Notava-se em raríssima e quase totalmente desapercebidas pessoas uma total desconfiança com este projeto aprovado em Pernambuco e também no Brasil. Vez outra encontrava-se alguém que, apesar de não interferir no processo, que por sinal foi vivência aberta e irrestrita, anotava seus pareceres e observações sem conseguir disfarçar que não acreditava em nenhum pulsar sequer de veia daquilo tudo que acontecia. Pasme-se! Seria o natural que a sedimentação da forças ideológicas de esquerda no Brasil por vias democráticas fosse encarada como um fato histórico inquestionável! Mas ainda há que não aceita tal fato! Pasme-se!! Há grupos e pessoas individualmente que não concebem ações coletivas como a 2ª Conferência de Cultura de Pernambuco como um evento a somar positivamente à população artística pernambucana e à população em geral! O que ganham estas gentes a nos tomar como ingênuos, inúteis, despendiciosos e onerosos ao estado, à sociedade?

Por derradeiro, cito companheiros e companheiras que em anos de movimento, de militância, esgotaram-se em suas práticas e não foram felizes no exercício à ampla criatividade, pautando-se em postura, pensamentos e ações que ao longo de anos, décadas findaram por se tornarem enfadonhas a si mesmo que dirá aos outros!? Referendam todo o processo coletivo, os valores libertários e democráticos de pensamentos e ações mas ante a posição de seus ostracionismos políticos, sem inclusive uma vivência de práxis, sem uma renovação e reformulação de convivência e debate políticos, sem acumularem temporadas em suas bases,  nada lhes agrada, nem mesmo a avalanche de gente nova do agreste e sertão em especial que vieram se somar a estes companheiros e companheiras. Tomaram a conferência por infrutífera, vã. Urge amparo a tanta gente aguerrida que necessita de oportunidade e perspectivas em reciclarem-se!

Por fim, cite-se que, desta prática de fazer política, misturando os que anseiam ver o potencial cultural e artístico de suas bases reconhecidos, desabrochados, junto aos que em algum momento da vida foram injustiçados, sofreram abuso de poder concentrado e centralizado, junto aos que acreditam que Pernambuco dá certo, mais uma conclusão: quantas falhas e erros não há numa conferência como esta? Quantos descaminhos e insucessos? mas é ainda a forma mais respeitável e avançada de se fazer política atualmente, independente de ser onerosa, cansativa, conflitante. Tentou-se e vem se tentando construir nova forma de gestão pública diferente do que se acostumou a praticar no Brasil, no Nordeste, em Pernambuco. Ao menos (e é mérito grandioso!), vem-se tentando construir esta nova forma de exercício do poder político. Parece mesmo que irão se recolher a frustração, ao fracasso e ao insucesso, ao menos por um tempo, as formas de tirania, de manditismo, de poder pessoal, ditaduras, escravismos, formas de exploração humana,… ao menos por um tempo traça-se uma perspectiva de ação coletiva como influente na vida política-econômica-social de um país, de uma região…

Pernambuco venceu a batalha! Nos preparemos para que o Brasil o imite. Força a todos os delegados e delegadas eleitos à Conferência Nacional de Cultura. Vosso papel na história presente já está definido, assim mostrou a 2ª CEC-PE, cabe a vós repetir e refletir Pernambuco no Brasil. Força!

Por: Walter Eudes – comunicador social pernambucano, artista audiovisual, poeta – participou da conferência estadual de cultura de Pernambuco na qualidade de observador. Recife, 11 de dezembro de 2009

06/12/2009

Aborto e catolicismo ortodoxo

Filed under: 1 — waltereudes @ 03:39

Respeitemos os preceitos religiosos, estão há séculos, milênios sendo ritualizados na humanidade. D’um tempo em que à fé, à Deus tudo ou quase tudo era atribuído. No caminhar da raça humana, diversas atribuições dos seres humanos foram se aperfeiçoando a ponto de se rever muitos conceitos e funções do que está reservado a Deus. Sabe-se bem hoje em dia por exemplo, que a chuva pode ser interpretada como fenômeno natural bio-físico-químico ou que uma infecção grave a um indivíduo é sarada por uma intervenção antibiótica e leva a cura, pura ação humana, ao certo Deus presente, mas não só Ele. Daí que em pleno século XXI com todo evoluir do saber humano, soa-se ridículo por todos os dogmas religiosos, muitos já caducos, acima dos enunciados científicos e humanistas; bem como é seríssimo erro ignorar os tabus e ritos religiosos seculares ou mesmo milenares. Ora, busque-se um bom senso! Ao episódio recente envolvendo o alto clero católico pernambucano, sobre aborto que fez uma criança de Alagoinha-PE, vítima de estupro, ficamos um tanto incrédulos ao posicionamento deste clero, mais ainda por ter mobilizado o clero, ou tentado mobilizar ação judicial para interromper o aborto, este, diagnostificado por equipe médica de referência em PE (do IMIPE) como de altíssimo risco de vida à criança grávida. Deveria lembrar o alto clero pernambucano de quantas vidas de crianças e mães salvam estes mesmos médicos e médicas todos os dias no IMIPE antes de lhes rituarem como inimigos da vida. A excomunhão de médicos do CISAM que fizeram o aborto na vítima de estupro pode ser interpretada como um ataque moral aqueles médicos cabível de ação na justiça comum com fins de reparação. Também é ataque à norma estatal vigente e a todo um enunciado científico da medicina. A igreja não está acima do estado – nem é uma instituição medíocre na sociedade brasileira, está intrínseca na formação de Pernambuco, do Brasil, é de extremo poder e influência, não pode ter atitudes irresponsáveis. Se alguém age com mérito científico e dentro da legislação vigente e é censurado, perseguido ou escrachado, passando a sofrer pressão psicológica, este profissional deve exigir respeito, reconhecimento e reparação judicialmente, junto com um alerta do estado para que altas autoridades, seja lá de qualquer esfera, não procedam de maneira persecutória a profissionais e profissões sérias para não causarem nem um mal estar, como causou o alto clero pernambucano, nem que se crie um confronto, como no caso, entre determinada população doutrinada e ciência consolidada. Seria sensato uma manifestação de alerta expressa a Dom José Cardoso pelo Ministério Público afim de que não fiquem ilesas posturas arrogantes e ofensivas de quaisquer autoridade e/ou liderança . Dom José Cardoso e colegas desrespeitaram preciosa equipe profissional da medicina pernambucana, desrespeitaram instituições que são na verdade (ora que paradoxo!) milagrosas: IMIPE e CISAM e ademais ignoraram o código legislativo vigente brasileiro. Causaram sim um mal estar na opinião pública pernambucana e brasileira com intervenção do Vaticano e pronunciamento vários como o do presidente da república brasileira. Deve alguém usar dos poderes históricos constituídos para fazer valer seus prismas de vida acima de um estado vigente? Ademais democrático como o Brasileiro? A eminência equivocou-se, não há dúvidas. Fica o suspense da sociedade civil pernambucana e brasileira se teremos um reconhecimento público do reverendíssimo ou se devemos mesmo partir para a resposta científica, social e cultural, que, ao meu ver deve ser não o repúdio, mas um silêncio desconcertante ante a um absurdo sem precedentes e esperamos sem procedentes.

W.E. 2008

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